Lo stesso argomento in dettaglio: Calcio totale. È stata la prima ad aver organizzato e vinto un campionato mondiale di calcio, ha raggiunto per 3 altre volte la semifinale del mondiale (1954, 1970 e 2010) e in Coppa America ha ottenuto 6 secondi posti, 9 terzi posti e 5 quarti posti, per un totale di 35 piazzamenti nei primi quattro posti (uno in meno dell’Argentina) in 46 partecipazioni alla competizione (primato). Vi prendono parte le nazionali delle quattro federazioni all’epoca affiliate alla CONMEBOL, cioè Uruguay, Argentina, Brasile e Cile. Questo ha portato ad avere meno margini per le invenzioni rivoluzionarie, senza però impedire un continuo aggiornamento degli schemi e delle tattiche. Il problema di Pato sono però gli infortuni muscolari, che lo limitano da almeno due anni e che gli hanno fatto saltare quasi tutta la stagione 2011-’12. Affidargli la numero 9 sembra quasi un buon auspicio, un mantello salvifico che lo protegga e gli prometta stagioni piene di gol e successi. La Celeste, passata ora sotto la guida di Ramón Platero, può contare sulla classe di Romano e dei fratelli Carlos ed Héctor Scarone e vince nettamente il torneo, battendo le avversarie (le solite di un anno prima) e chiudendo prima con 3 vittorie su 3 e 9 gol fatti contro nessuno subito.
Sconfigge quindi il Brasile 2-1 (gol di Gradín e di Tognola), per poi amministrare il vantaggio di 1 punto in classifica sull’Argentina (che aveva battuto i cileni, ma pareggiato coi brasiliani) con uno 0-0. Si tratta del primo grande successo della Celeste, oltretutto ottenuto in casa della grande rivale Argentina. La Celeste, che nel frattempo si è arricchita anche dell’estro della giovane ala José Pérez, impatta all’esordio 1-1 contro l’Argentina, ma poi si impone sul Brasile, infliggendo alla Seleção una pesante sconfitta, un perentorio 6-0. L’Uruguay non è ancora sazio e nella terza ed ultima partita supera per 2-1 i padroni di casa del Cile. Soprannominata la Celeste, figura al secondo posto nella graduatoria delle nazionali per numero di trofei vinti con 19 allori in bacheca, avendo vinto 2 campionati mondiali, 15 Coppe America e 2 tornei olimpici. Quell’anno la CONMEBOL organizza la prima edizione della Coppa America (che all’epoca prende il nome di «Campeonato Sudamericano de Football») in Argentina.
L’anno dopo l’Uruguay viene incaricato di ospitare l’edizione 1917 del Campeonato Sudamericano de Football. Nel 1920 il Cile organizza la quarta edizione del Campeonato Sudamericano de Football e l’Uruguay si presenta nuovamente come grande favorita. I due successi consecutivi elevano l’Uruguay al rango di grande potenza calcistica sudamericana. Spesso i calciatori erano brevilinei, dotati di grande tecnica e cambio di passo. Dagli anni novanta in poi, il calcio – di pari passo con gli altri sport – ha accentuato agonismo, velocità e tecnica individuale. Questo modo di interpretare il calcio fu reso possibile da un maggior lavoro atletico durante gli allenamenti, ritmi di gioco più alti, buona cifra tecnica dei singoli, occupazione intelligente degli spazi e interscambio dei ruoli. Gli esordi della nazionale uruguagia coincidono con l’inizio della storia del calcio internazionale in Sudamerica. Per chi ama il calcio non sono come gioco, ma anche come la storia in divenire di questo sport nel corso degli anni, questo portale è davvero da non perdere. Lo stesso argomento in dettaglio: Portiere (calcio) § Storia.
Il portiere è l’unico giocatore che può toccare il pallone con le mani durante il gioco attivo, ma solo all’interno della propria area. La Spagna di Vicente Del Bosque durante l’Europeo 2012 ha adottato in alcuni incontri questa tattica derivata dal Tiki-taka, priva di punte vere e proprie. Giovanni Vasso, Calcio. Spagna in lutto. Di seguito vengono illustrati, in una lista non esaustiva, i moduli più utilizzati nel calcio (ordinati in base al numero di difensori). Il modulo adottato fu il 4-4-2 «classico», con terzini abili nel proporsi al cross, ali che si sacrificassero in fase di copertura e due attaccanti che pressassero e fossero i primi difensori. Si è passati da un eccesso di attaccanti (dalla metà del diciannovesimo secolo fino agli anni quaranta), ad uno di difensori (anni cinquanta-settanta), per poi assestarsi su un equilibrio dato dai molti centrocampisti ed infine ai giocatori adatti ad entrambe le fasi e funzionali all’applicazione di un calcio completo.