Il Leicester ha fatto la storia due volte consecutivamente, il primo anno perché hanno scritto la storia più bella della Premier e probabilmente una delle più belle del calcio, ora sono nella storia perché hanno preso una decisione che nessuno nel calcio ha capito e ha accettato. Praticamente tutti i più grandi Red Devils della storia l’hanno indossata: senza tornare agli albori del calcio, pensiamo per esempio ad un simbolo dello sport inglese, non solo del calcio quindi, come Bryan Robson, novanta presenze con la maglia dei Tre Leoni e oltre trecento coi colori della prima squadra di Manchester. La terza maglia celebrativa del Vasco è dedicata alle alle cosiddette Camisas Negras, la squadra che vinse il campionato Carioca del 1923. Vittoria storica perché fu la prima ottenuta mandando in campo giocatori d’estrazione proletaria, oltre che calciatori neri e mulatti al fianco di quelli bianchi. La Celeste cerca il riscatto contro i peruviani, per l’eliminazione alle qualifazioni mondiali di 2 anni prima, e nella semifinale di andata, a Lima, strappa un pesante successo esterno (0-1) grazie al solito Aguilera.
Entrambe potrebbero presto superare i Red Devils in termini di valore; la prima grazie ai soldi guadagnati (102 milioni di dollari nel 2017-2018) con la Champions League, la seconda grazie alle enormi entrate che il nuovo stadio dovrebbe generare una volta completato (entro circa quattro anni). Quattro anni dopo l’Uruguay torna al mondiale, disputato proprio in Germania Ovest. Vi partecipano tutte le nazionali che hanno fino ad allora vinto almeno una volta il titolo mondiale, eccezion fatta per l’Inghilterra, che rifiuta l’invito e viene sostituita dai Paesi Bassi (finalista nelle ultime due edizioni del mondiale). Le squadre partecipanti sono in totale sei, divise in due gironi da tre squadre ciascuno. Nessun Paese organizza questa edizione (né le due successive) e le partite si giocano tutte in sfide di andata e ritorno. Nel ritorno a Santiago contro il Cile subisce però l’offensiva dei Rojos (che nel frattempo avevano battuto 5-0 il Venezuela), uscendo sconfitta 0-2. L’Uruguay rischia di non passare il turno e nel match di Caracas contro il Venezuela è salvato solo da Aguilera, che sigla il gol partita ad appena 3 minuti dalla fine. Nel 1978 la squadra non riesce a qualificarsi per i mondiali argentini, uscendo battuto nel girone contro Bolivia e Venezuela.
La Fluminense del resto era una squadra molto forte con il paraguayano Romerito che era la sua maggiore punta di diamante, accompagnata da altri interpreti di notevole valore come Washington ed Assis. Nel 1983 l’Uruguay punta nuovamente a vincere la Coppa America, in quella che sarà l’ultima edizione senza Paese organizzatore. A 10 minuti dal termine, però, Victorino indovina di testa il gol partita e l’Uruguay fa suo il Mundialito. Passano appena 12 minuti e l’arbitro austriaco Linemayr concede un rigore al Brasile: Sócrates spiazza Rodolfo Rodríguez e per la Celeste è tutto da rifare. Gli uruguaiani, che hanno pure nelle gambe i 120 minuti del match contro i sovietici, passano al 19′ con Cubilla e resistono alla Seleção quasi per un tempo. Il 10 gennaio l’Uruguay trova in finale il Brasile, vincitore del gruppo B contro Argentina e Germania Ovest. Dopo la sconfitta iniziale contro i tulipani, l’Uruguay cerca di rifarsi nelle partite successive. La sconfitta iniziale proprio contro l’Ecuador, l’avversario più debole, compromette il cammino della Celeste. Invece il pareggio per 1-1 contro la Bulgaria e la sconfitta per 0-3 contro la Svezia fanno sì che la Celeste concluda all’ultimo posto e la conseguente eliminazione al primo turno.
La Celeste vince a fatica la gara d’esordio contro la Colombia a Montevideo (3-2), ma esce clamorosamente battuta, sempre in casa, dal Perù (1-2). La sconfitta inguaia la posizione in classifica della Celeste, che nelle trasferte coglie due miseri pareggi. Nella seconda partita l’Italia di Gigi Riva è un ostacolo assai più duro e il punteggio finale è di 0-0. I 3 punti in classifica consentono comunque alla Celeste di guardare con ottimismo la sfida finale contro la Svezia, ma la gara contro gli scandinavi rischia di trasformarsi in una clamorosa disfatta: al 90′ infatti Grahn sorprende Mazurkiewicz, e solo la miglior differenza reti salva l’Uruguay dall’eliminazione. Tre anni dopo l’Uruguay si rituffa in un’altra manifestazione internazionale, i mondiali di Messico 1970. La Celeste, allenata ora da Juan Hohberg, supera con relativa facilità il girone eliminatorio contro Cile ed Ecuador e si accomoda nel gruppo B della fase finale, contro Italia, Svezia e Israele. L’anno dopo l’Uruguay si cimenta nelle qualificazioni ai mondiali di Spagna ’82 contro Perù e Colombia.
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